Teatro

Frequentando la casa De Filippo, Giacomo Furia ebbe l’occasione di conoscere Eduardo e Nanni Canessa (sovrintendente del Teatro San Carlo di Napoli).

Proprio con quest’ultimo, ebbe il suo primo ruolo teatrale in una sua commedia (scritta con Augusto Carloni), “I nostri vent’anni” e alla prima dell’opera presenziò anche Eduardo. Alla fine della messinscena, Giacomo fu ben visto dal Direttore, il quale gli offrì la possibilità di entrare a far parte della compagnia “Il Teatro Umoristico: I De Filippo”.

Entusiasta di questa proposta, decise di abbondare l’università e di intraprendere la carriera di attore, appagando la sua viscerale passione coltivata nel tempo. Ma essendo già promesso sposo all’età di 19 anni, i parenti della futura moglie si opposero alla scelta, stroncando forzosamente la sua partecipazione nella compagnia dei De Filippo. Quindi, i progetti e le iniziative artistiche furono mozzati sul nascere, ma solo per pochi mesi.

Nel 1945, con la riformazione della compagnia “Il teatro di Eduardo” (nata dopo la separazione con il fratello Peppino), Giacomo, liberandosi sfacciatamente da ogni vincolo familiare, sostituì un attore della compagnia e debuttò il 7 dicembre al Teatro Santa Lucia con “Napoli milionaria“, delineando ufficialmente il suo debutto sulle scene.

Dopo l’esperienza con Eduardo, nel 1950 fu scritturato nella compagnia di Peppino De Filippo, sodalizio che durò solo un anno. Subito dopo, partecipò ad una serie di spettacoli estivi tenuti a Verona e tra le diverse opere allestite, ebbe modo di specchiarsi con il teatro Shakespeariano (“Romeo e Giulietta” e “Sogno di una notte di mezza estate“), con una compagnia di primissimo ordine: Vittorio Gassman, Edda Albertini, Salvo Randone, Tino Carraro, Paola Borboni, Renzo Ricci e Gianrico Tedeschi.

Poi passò alla rivista teatrale di Walter Chiari con lo spettacolo “Gildo” di Amendola e Maccari, parodia goliardica scritta dopo il successo riscosso dal film statunitense “Gilda” di Charles Vidor. Partecipò alla rivista “Tarantella napoletana” di Armando Curcio, fino poi ad arrivare alla lunga collaborazione artistica e fraterna di Turi Ferro, con il quale riportò in scena il repertorio pirandelliano e diverse opere scritte dal drammaturgo e giornalista Giuseppe Fava.

FOTO

DEDICHE