Origini di Arienzo

Dopo la distruzione di Suessola da parte dei Saraceni, tutti gli abitanti dovettero naturalmente fuggire e, non essendovi altro scampo che i monti, si ricoverarono su quelli di S. Angelo e Castello, che non solo erano i più vicini, ma avevano l’acqua, che agli altri monti mancava. 
Con l’aiuto del loro Principe “Landulfo Suessolano”, pensarono per la loro maggiore sicurezza di costruire un castello, per fortificarvisi. Il Castello di Arienzo divenne così la Città fortificata dei Suessolani.

La Terra Murara costituisce una delle zone più antiche del territorio di Arienzo che fino al Settecento inoltrato comprendeva anche gli attuali centri di S. Felice a Cancello,di S. Maria a Vico e parte dell’attuale Comune di Cervino. Essa, come attesta lo stesso nome, di derivazione normanna, era un nucleo fortificato cinto da mura. La sua origine, secondo quanto riferiscono fonti bibliografiche, deriverebbe dalla distruzione del primitivo Castello di Arienzo, posto sul Monte Argentario (oggi Castello), di cui tuttora sono visibili i ruderi. “E così nell’anno 1135 dal Re Ruggeri distrutto,finì il Castello dell’Antico Arienzo dalli Suessolani dopo l’incendio della lor patria sopra i1 lor Colle edificato dopo l’anno 880 di Cristo… “

” Abitarono gli antichi Arienzani sul Castello, sino all’anno 1135,cioè sino a che Ruggiero 1 Normanno, dopo l’aspra e sanguinosa guerra sostenuta contro Rainulfo suo competitore, ordinò che l’alto forte di Arienzo fosse demolito …

Arienzo, nella sua primitiva ubicazione sul monte, fu florido e popolato; scrive in fatti Idrisi, il biografo del re Ruggero “Da Montesarchio ad Arienzo – che è bella, popolata ed in condizioni floride. 30 miglia … “. Questa situazione di benessere durò anche dopo il 1135, nonostante che in quell’anno, – secondo la notizia riportata dall’Abate Telesino, – fu smantellato il castello per ordine dello stesso re che, così facendo, intese impedire che, durante la sua assenza, i nemici potessero insediarsi nella foltezza dalla quale era possibile dominare un vasto territorio.

Dal 1135 in poi il “Castrum Argentii” continua ad essere citato ma, poiché nessuna fonte storica riferisce della ricostruzione del castello sul monte, così come nessun documento riporta la data precisa della costruzione del nuovo impianto urbano a valle, alle falde del Monte Argentario, si pone il problema di chiarire se la Terra Murata a valle sia sorta immediatamente dopo il diroccamento dell’antico Castrum o addirittura nel XV secolo come vorrebbero alcune interpretazioni. L’argomento, già sufficientemente dibattuto dagli storici, ha dato luogo a diverse ipotesi. Si ritiene, comunque, col supporto di documenti, di potere accettare la tesi più diffusa e cioè quella della fondazione della Terra Murata tra il XII ed il XUI secolo. La dizione di “Valle Argentia, che compare già in un documento del 1152 induce ad escludere che a tale data si possa ancora far riferimento al “Castrum Argentii” citato nei precedenti documenti e da identificare col Castello sul monte Raynaldus Musca dixit quod tenet in demanio in Valle Argentia feudum IV … “.

Il Feudo di Arienzo comprendeva varie CURTES.

Corte Vetere, sopra Talanico, La Corticella, sita in Arienzo, La Corte Maggiore a Casazenca, La Corte di Figliarino, La Corte di Rosciano.

L’ipotesi relativa al periodo di tempo entro il quale sarebbe stata edificata la nuova Terra Murata concorderebbe, tra l’altro, con la notizia tratta da un libro delle Monache Lateranensi e riportata dal Lettieri, secondo la quale nell 1154 1a Terra Murata era già edificata alle falde del monte Argentario. Il nuovo nucleo, fondato come centro fortificato ed espressione di una volontà ben precisa, non pote’ sorgere per spontanea iniziativa del Popolo. Infatti, in base alla Costituzione 16 (di periodo Normanno) che proibiva ai privati di fortificarsi, ci si poteva cingere di mura solo per iniziativa o per concessione regia. La Terra Murata di Arienzo sorse, quindi, per una precisa volontà politica e militare alle pendici dell’attuale monte Castello.

La fortezza era cinta da mura che delimitavano una planimetria originaria a forma pressocché rettangolare compresa tra le attuali via Roma. via Ponte Trave ed il corso Europa. essa era costituita in origine da sedici “insulae” risultanti dall ‘intersezione di sette vicoli in direzione nord-ovest sud-est con una strada ad essi perpendicolare (l’attuale via Annunziata).

La Terra Murata fu edificata con una struttura e con una posizione strategica molto simili a quelle della vicina Arpaia, in provincia di Benevento, con la quale ebbe in comune anche la dominazione degli Stendardo, per lungo tempo Signori di Arienzo, il cui capostipite, Guglielmo, era venuto con Carlo d’Angiò dalla Francia nel 1269. AI nuovo impianto della Terra Murata a valle si riferisce il testamento di Federico Barbarossa che riporta anche il nome del primo feudatario di Arienzo: Bertoldo di Hoenburg, cugino dell’imperatore.

Dopo le alterne vicende politiche seguì te alla morte di Federico Barbarossa, Arienzo, per un periodo posseduto da Riccardo da Rebursa, verso la mèta del XllI secolo passa sotto il dominio della famiglia Stendardo che ne fu Signore fino al 1528. Nel 1438, in previsione di un assedio, il nucleo della Terra Murata venne potenziato nella fortificazione assieme al castello di Arpaia. Successivamente, nel 1460, durante l’assedio di Ferdinando d’Aragona a Matteo Stendardo, le mura vennero smantellate.

Molto probabilmente durante il dominio degli Stendardo la Terra Murata dovette subire la prima modifica significativa dell’impianto originario. Alla distruzione delle mura seguì la ricostruzione, voluta probabilmente dal medesimo feudatario.

Nel riedificare le mura abbattute nel 1460, il nuovo nucleo fu ampliato fino in prossimità dell’attuale via delle Torrette. L’espansione, avvenuta unicamente verso meridione, era praticamente obbligata dalla presenza di confini naturali (i valloni) che ostacolavano ampliamenti in altre direzioni. Dall’analisi critica delle planimetrie catastali risulta evidente che l’ampliamento consistette nell’aggiunta della fascia che comprende palazzo Ducale e gli altri fabbricati che da questo si estendono fino a piazza Valletta e che inglobano anche residui di mura cittadine.

Nel febbraio del 1525 Odette de Fois, Monsieur de Lautrec, alla testa di sessantamila francesi viene mandato in Italia da Francesco l, perché occupi il Regno di Napoli posseduto da Carlo V.

Con Odette de Fois si schiera Pietro Stendardo “utile Signore” della Terra di Arienzo. Sono, per la nostra gente, circa due anni e mezzo di paura. La gente si chiuse nella Terra Murata; furono, per sicurezza, utilizzate le alture circostanti. La guerra finisce nel 1528. Gli Stendardo, dopo 300 anni di ininterrotto possesso della Terra, perdono il Feudo di Arienzo. Il Feudo è venduto nel 1534 a Ludovico Montalto per 28.000 ducati. Resterà nelle mani dei Montalto solo per 21 anni, poi sarà ceduto ai Carafa di Maddaloni per 26.000 ducati, e i Carafa lo terranno per 250 anni, cioè fino all’abolizione delle feudalità.

Fino al 1740 le popolazioni dell’intera valle erano riunite in un’unica grande Universitas “Universitas Argentii”, composta da 23 Casali riuniti per molti secoli sotto un’unica amministrazione fino al 18° secolo (7 casali dell’attuale Arienzo, 10 casali fino al 1740 dell’attuale Santa Maria a Vico, 6 casali fino al 1791 dell’attuale S. Felice a Cancello).

Accanto alla chiesa di S.Andrea si trova il PALAZZO VESCOVILE nel quale avrebbero dovuto trovare stabile dimora i Vescovi di Sant’Agata de’ Goti per disposizione pontificia . Alloggiò, per circa nove anni il grande Dottore della Chiesa S. Alfonso Maria de’ Liguori pastore delle chiese della valle.

La Valle di Suessola comprendeva tutta l’area attualmente occupata dai Comuni di Arienzo, San Felice a Cancello, Santa Maria a Vico e, in parte, di Cervino, di Maddaloni, di Acerra. Con  Arienzo, San Felice a Cancello e Santa Maria a Vico costituì fino al 1740, un’unica UNIVERSITAS: la Universitas Argentii.

Corre al termine il 1797. Siede sul trono di Pietro il Papa Pio VI.
 Il territorio del Feudo di Arienzo, appartiene ai Carafa. Vengono trasferite presso la Chiesa di S.Andrea i resti del glorioso
Martire S. Clemente, sepolto a Roma nel cimitero di S. Callisto, concesso dal Pontefice al Capitolo Collegiale dei canonici di Arienzo, che ne aveva fatto richiesta a nome del clero e del popolo

Dalle molte nobili famiglie presenti sul territorio, nacquero uomini che resero lustro alla Valle. Nell’arco del tempo, l’Università degli studi di Napoli, come i Carfora, e Nicola Valletta; vescovi ed  arcivescovi delle famiglie Puoti e Rossetti, che governarono saggiamente Amalfi, Marsico Nuovo, Boiano, Rossano Calabro; diplomatici come Pietro Maria Contegna, i cui grandissimi meriti e l’apporto dato alla grandezza economica del Regno di Napoli, sotto Carlo III, sono stati magistrati illustri, come Raffaele Aiello, direttore dell’Istituto di Storia del Diritto Italiano, dell’Università

Toponimo

Il toponimo potrebbe derivare da argentea, termine con il quale veniva chiamata la valle dove sorge Arienzo, per la sua fertilità, e che nel Catalogus Baronum troviamo nella variante Argentia. Argentium era anche il nome dell’antica fortezza sul Monte Castello, forse corruzione volgare della pagana Ara-Cyntiae (Cinzia= Diana, la dea della caccia) in quanto il luogo era consacrato a Diana e qui sorgeva un tempio dedicato a lei. Il Rohlfs vede nel toponimo il nome di un antico gentilizio romano: Argentius. Si è pensato anche ad un’antica Aruntia o Aruntium che sarebbe il nome di un’antica città osca.
Nel Medioevo troviamo Argentium e poi Arienzo presso vari autori dei secoli XV e XVIII.

PERSONAGGI ILLUSTRI DELLA VALLE

Pietro Maria CONTEGNA – Nacque nel 1670 circa, ad Arienzo, fu incluso nella lista di coloro che avrebbero dovuto raccogliere e coordinare in un unico codice tutte le leggi, prammatiche e costituzioni riguardanti il Regno di Napoli. Fù bibliotecario della biblioteca del “seggio” napoletano di S. Angelo a Nido e negli stessi anni come uno dei collaboratori in una iniziativa volta a elaborare un piano per favorire il commercio nel Viceregno. Dal 1713 si trasferì a Vienna, quale agente fiscale del Consiglio d’Italia. Massimo esperto di economia presso la corte reale.

E’ stato un grande per il boom economico sotto Carlo III; non c’è un pragmatica che non porta la sua firma.

Nicola Valletta-Professore di Diritto Romano  e Decano della Regia Università di Napoli, professore di Diritto Civile, Diritto Ecclesiastico,  Diritto Romano, Diritto Medievale,Diritto del regno Napoletano,  nonché decorato dell’Ordine delle due Sicilie. Poeta, Violinista.

Giuseppe de Montemayor – Dottore in Lettere e in Agraria, Podestà di Arienzo, Cavaliere della Corona d’Italia, Vice Presidente del Comitato Napoletano per la Storia del Risorgimento, Commendatore del Real Ordine di Isabella La Cattolica di Spagna, Consigliere della Società Napoletana  di Storia Patria, Real Ispettore Onorario per i monumenti e Antichità di Arienzo.

Romualdo Cioffo – Filosofo,Teologo eminente, professore per 23 anni in diversi conventi, domenicano figlio del convento di Santo Spirito. Reggente del famoso convento del Monte di Dio di Napoli

Nicolò Lettieri- Arciprete Chiesa S. Andrea, storico

Gabriele Barletta – Filosofo e Teologo. Ha dato alla luce 7 volumi di teologia.

Alfonso Maria de Liguori uomo di ampia e raffinata cultura umanistica e giuridica, oltre che teologica e filosofica, laico fervente, sacerdote dedito alla rieducazione religiosa, morale e civile del popolo napoletano, missionario, fondatore di una congregazione religiosa, vescovo zelante, scrittore fecondo di opere teologiche e ascetiche, pittore, poeta, e musicista. Ha trascorso 6 dei nove anni da vascovo nella residenza di Arienzo.

Tommaso Cognetta – Avvocato, Tavolario (laureato in Agraria) ci ha trasmesso il disegno della terra murata

Basilio Puoti (1782-1847), marchese- critico letterario e grammatico. si laureò in giurisprudenza nel 1809. Già ispettore generale della pubblica istruzione nel Regno delle Due Sicilie, rinunciò ad ogni incarico per insegnare nella Scuola di lingua italiana da lui stesso fondata nel 1825 a Napoli e che ebbe come allievi illustri, tra gli altri, Luigi Settembrini e Francesco De Sanctis. Avverso ai “barbari” romantici, tranne che per Manzoni, dei quali condivideva però gli ideali patriottici. Fu traduttore dal greco e dal latino e membro dell’Accademia della Crusca

Giacomo Furia (Arienzo, 1º gennaio 1925) attore,Debutta a teatro nel 1945 con Eduardo De Filippo. Efficace caratterista in numerose pellicole di Totò, si impone soprattutto al fianco di una sanguigna Anna Magnani nella parte della protagonista.

Interpreta il personaggio di Rosario, ingenuo marito della bella pizzaiola Sophia Loren in L’oro di Napoli (1954, episodio Pizze a credito). Altre interpretazioni memorabili sono quelle ne Il medico dei pazzi, o quella dell’imbianchino ne La banda degli onesti, con Totò e Peppino De Filippo. Per lunghissimo tempo testimonial televisivo in Carosello.

Celestino Bernardo, capo della Gendarmeria Vaticana. Nominato da Papa Giovanni XXIII.

EVENTI

Non ci sono eventi in arrivo al momento.